26 luglio 2011

LA RAI HA L'1% DI SUCCESSO

Oggi ho ricevuto un'email che mi segnalava come negli ultimi 10 anni, di 300 progetti cinematografici finanziati dalla RAI soltanto 3 abbiano incassato abbastanza da restituire l'investimento.

Questo andrebbe a sostegno di chi da una parte dice che per lavorare in RAI servano solo le racomandazioni e i suoi dirigenti siano degli incapaci (fonte: alcuni dirigenti RAI che ho conosciuto), e di chi dall'altra dice che i finanziamenti ai film e alle serie TV sono favori politici che non prendono in considerazione l'originalità e le potenzialità del progetto (fonte: alcuni imprenditori che conosco, i cui progetti sono stati rifiutati o accettati).


Certo che per avere l'1% di successo non basta l'una o l'altra cosa, ma servono dirigenti incapaci, che finanziano progetti solo per favori politici.

Se qualcuno può smentirmi, o anche solo insinuare un dubbio di onestà, vi prego di farlo.

13 luglio 2011

BISON PRODUCTIONS LANCIA UN NUOVO SERVIZIO DI SCRIPT EDITING

Da diversi anni riceviamo da tutto il Mondo una media di 6 sceneggiature la settimana (24 al mese, 288 all’anno) che cercano un produttore.
Anche se con una buona idea di base, molte di queste non hanno speranza, per errori di ortografia, mancato sviluppo dell’intreccio e dei personaggi, perché mancano di una struttura, o semplicemente non hanno il layout richiesto.

Un produttore capisce subito se mettere la sceneggiatura che ha in mano nella pila di quelle da leggere o tra quelle da scartare a priori: è una questione di standard con cui è scritta la sceneggiatura, e questo cinismo mi è sempre sembrato crudele, anche se lo capisco.
Credo che le buone idee arrivino spesso dagli indipendenti, ma questi non riescono a far sapere che la loro sceneggiatura vale (anche se è grezza) e merita di essere letta.

Gli studios hanno team di autori pagati per avere idee.
Lo sceneggiatore ha la famiglia, gli amici che lo incoraggiano e se è fortunato qualche professionista che gli può dare un parere a tempo perso, ma non ha una guida.

Per questo abbiamo lanciato un nuovo servizio di script editing, mettendo a disposizione il nostro team di professionisti del cinema, che possono assistere gli sceneggiatori e guidarli su come migliorare la loro sceneggiatura e far raggiungere lo standard di qualità necessario per poterla presentare a un produttore in modo professionale.

Tra i servizi che offriamo:
1 – Revisione grammaticale e sintattica.
2 – Studio della trama, intreccio, motivazioni e psicologia dei personaggi, con redazione di un trattamento.
3 – Analisi dei dialoghi fatta da dialoghisti e attori.
4 – Parere tecnico di un comitato di lettura composto da professionisti del cinema.
5 – Valutazione e presentazione dell’opera.
6 – Servizi di consulenza alle case di produzione, su progetti internazionali.
7 – Offerte tutto compreso sui cortometraggi.

Quelli che fossero interessati possono scrivere a info@bisonproductions.net.

Un saluto a tutti gli altri,

Bartolo

25 maggio 2011

MA CHE SI DICE A UNA DONNA?

Cannes - C'è un libro chiamato in gergo La Bibbia, con tutte le società che partecipano al Festival, con relativi impiegati che vengono, loro qualifiche, contatti e foto.
E' molto utile, e avendo un po' di tempo prima del prossimo meeting, lo sfoglio cercando di imprimermi facce e nomi delle società che mi interessano.

Tempo dopo passo dall'ufficio della RAI per parlare di un progetto, vedo la responsabile e istintivamente la chiamo per nome, come se fossimo vecchie conoscenze.
Piacevolmente colpita, mi viene incontro per salutarmi, e io le dico che avevo visto la sua foto alcune ore prima.- Oh, quella foto... sono più brutta in foto. O sono più brutta in originale?
Sei più brutta in foto. Sei più brutta in originale.
- Mi avvalgo della facoltà di non rispondere perché tutto quello che direi sarebbe usato contro di me.

Ma un uomo come dovrebbe rispondere a questa domanda?

24 maggio 2011

BUGIARDI PER PROFESSIONE

Cannes - Come far capire a una persona che incontri per la prima volta quanto sei importante all'interno dell'industria cinematografica?
Uno dei modi migliori per dare una buona prima impressione è dimostrare di conoscere le persone giuste.

Un amico produttore americano mi dice che è interessato a fare il remake di un film italiano che ha avuto molto successo nel nostro Paese un paio di anni fa, e mi chiede di scoprire chi ne ha i diritti.

Prendo informazioni, e il giorno dopo riesco a combinare un appuntamento col produttore del film.

Poco prima dell'incontro aggiorno il mio amico americano:
- I diritti per il remake di quel film sono stati appena venduti a una produttrice italo americana che vive in California: una certa Bla Bla Bla.
- Mai sentita nominare.
- Però il produttore italiano ha fatto altri film di successo in Italia, e sta cercando di vendere i diritti per un remake. Vorrebbe incontrarti per parlartene.
- Portalo qui.

Arrivati dal mio amico americano, il produttore italiano gli dice:
- I diritti per quel film sono appena stati venduti alla produttrice - pausa di enfasi - Bla Bla Bla. La conosci?
- Ma certo, come potrei non conoscerla? E' ancora sposata?

L'italiano è improvvisamente imbarazzato, e risponde:
- ...Veramente non la conosco così bene...

Quando assisto ai meeting tra grandi sono sempre stupito dalla prontezza di riflessi con cui le sparano...

14 maggio 2011

INCONTRI INASPETTATI E DECISIONI DIFFICILI A CANNES

Sfatiamo un mito: non tutti i posti in cui vai a mangiare a Cannes ti annientano economicamente, basta evitare La Croisette.
Quello che davvero ti distrugge è la cultura dei soldi facili.

Sera. Sto aspettando di vedere un'amica e mi fermo in una creperie a un tavolino fuori.
Dopo un po' che ho finito e non me ne vado, la cameriera mi porta lo scontrino: 5 euro.
Ne metto 20 sul piattino, lei ringrazia e lo porta via.
Dopo qualche minuto inizio a pensare che ci sta mettendo troppo a portarmi il resto, e quando guardo nel locale la vedo con le braccia incrociate a ingannare il tempo.

Contemporaneamente, ai tavoli del ristorante a fianco, a 2 file di distanza da me, si diffonde una rapida eccitazione e si alza Robert De Niro (Presidente del Festival di quest'anno), che comincia a stringere mani, fare foto e parlare con chi gli sta intorno.

Quindi: abbandonare il tavolo per andare da Robert De Niro prima che se ne vada o andare dalla cameriera per dire che i 15 euro in più non erano il mio apprezzamento per la crepe?

Inizio a prendere appunti per questo post, aspettando che Robert De Niro decida per me.

P.S.: La freccia nell'immagine a fianco segna dov'era Robert De Niro quando non avevo pensato di fare almeno una foto.

CHI DIVENTA PRINCIPE E CHI RIMANE RANA

Cannes - Dopo un anno che non ci vediamo, vado a trovare al suo stand Charles Fries: un amico americano, distributore cinematografico internazionale che è un po' il mio mentore.

Parliamo (in inglese) di errori e di fiducia data alle persone sbagliate.
- In questo mondo devi baciare tutte le rane - dice.
- Come scusa?
- Prima di trovare quella che si trasforma in principe. Ma per trovare il principe devi baciare un sacco di rane.
- Mh. In italiano abbiamo un'altra espressione...

P.S. per i lettori non italiani: L'espressione italiana è Bisogna bussare a tante porte prima che si apra quella giusta. E che avevate capito? :-)

16 aprile 2011

I VAMPIRI HANNO TOCCATO IL LIMITE?


Come ex appassionato di vampiri ho pensato spesso che questa moda degli ultimi anni di libri, film, telefilm e giochi sull'argomento abbia ormai inflazionato il genere, tanto da renderne fastidioso e ridicolo il solo parlarne.

Ma non mi ero reso conto di quanto fosse diffuso il fenomeno, fino a quando ho letto il fumetto Pinocchio Ammazza Vampiri [Pinocchio Vampire Slayer].

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12 aprile 2011

ORGOGLIOSO DI ESSERE ITALIANO

Ultimamente mi ha contattato un imprenditore di Dubai interessato a fare un film che mostri la vera societá araba, perchè - mi ha detto - tutti i film sono fatti in modo da non dispiacere alla Famiglia Reale.

Il tema mi interessa, e so che molti produttori vanno dalle sue parti per cercare fondi, quindi ne parliamo.

Sono a casa sua, io ho un succo, lui una tazza di vodka e una bottiglia presa di mattina e vuota per 3/4.

- Negli Emirati Arabi è tutto legato alla politica - mi dice - Se vuoi fare qualunque cosa devi cercare il favore politico, o la protezione di qualche politico, o devi pagare tangenti se vuoi che ti lascino lavorare.
- Ma dai! Credo che non siate gli unici da cui funziona cosí.
- Religione e politica sono la stessa cosa. Nel mio Paese è reato bere alcolici.

(indico la sua tazza di vodka mentre beve):
- Tu bevi parecchio per essere musulmano.
- Qui sono in vacanza, e mi so controllare. Ma nel mio Paese vieni arrestato se bevi.
- Quindi non puoi andare al supermercato e prenderti una birra?
- Devi conoscere qualcuno che conosce qualcuno. Ma questa legge è giusta. Se facessi io le leggi non la cambierei.
- Quale legge faresti?
- Darei la possibilitá a tutti di esprimere un'opinione senza temere per la vita, anche se è contro il Governo. Ora tutto è nelle mani del re, che ha potere di vita e di morte su di noi. Lui decide le leggi.
- Non avete un Parlamento?
- Tutti i politici sono scelti da lui. Sono suoi familiari, nobili o imprenditori suoi amici.
- Quindi non avete elezioni?

(ride)
- Noi siamo schiavi. Questa è una dittatura legalizzata dagli Inglesi che l'hanno messo lí (lui appartiene a una tribú di fuori, non ha nessun diritto di essere nostro re). E perchè c'è il petrolio e ci sono un sacco di soldi, a nessuno interessa fermarlo, anche se ha fatto cose peggio di Saddam Hussein. Chi è il campo del Governo in Italia?
- Berlusconi.
- Se qualcuno non fosse d'accordo con la sua politica credi che protesterebbe?

(ci penso un po')
- Immagino di sí.
- Se nel mio Paese io dicessi ******* Islam mi farebbero sparire, mi manderebbero in galera senza processo o mi ucciderebbero.

(finisce la vodka)
- Dovresti essere orgoglioso di essere italiano.

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20 febbraio 2011

CONGRATULAZIONI A MIA SORELLA



Congratulazioni a mia sorella, Valentina Ansaldi, ora laureata in lingue, con una discussione della tesi con tanto di cappello (e per i presenti, questa è un'espressione idiomatica.

Per tutti gli altri immagino non abbia molto senso).

Complimenti Valentina, e ora si comincia a ballare!

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10 febbraio 2011

HO CREATO IL GELO

Per qualche motivo l'azienda con cui lavoro ora e' convinta che Studiato francese a scuola, come ho messo nel mio curriculum, in realta' voglia dire Praticamente e' la mia seconda lingua.

Cosi', dopo un primo giorno pieno di tecnicismi in un inglese che non fa sconti, in cui ho conosciuto un sacco di gente, annuito, sorriso e preso appunti, ma capito poco, arriviamo a fine giornata con l'improvviso arrivo di un grosso cliente francese.
La Direttrice Commerciale mi prende a tradimento e fa le presentazioni in francese:
"Ti presento Bla bla, un nostro cliente molto importante, che da solo gestisce l'appalto per tutta la Francia. E lui e' Bartolo Ansaldi, il nostro nuovo Direttore Marketing, su cui contiamo molto per promuovere la nostra immagine nel Mondo, a cui vorrei affidare il Marocco per cominciare, visto che parla anche francese".

Mi guardano, lui mi porge la mano, e io, in pieno panico, ma mantenendo un atteggiamento sicuro, gliela stringo dicendo:
"Enchanté".

P.S.: Saluto la Celoria :-)

09 febbraio 2011

COSE CHE SUCCEDONO IN UN INTERNET POINT

- Devo usare Skype, ce l'avete installato sui vostri computer?
- Uno sterlina.
- Si', ma avete Skype?
- Uno sterlina usi uno computer uno ora.
- OK, ma devo usare Skype, altrimenti non ha senso prendere un computer. Ed e' urgente. Quindi...?
- Amico, questo dipende.
- Da cosa?
- Dai uno sterlina.
- Senti... OK, ecco la sterlina, quale computer posso usare?
- A essere onesto fanno tutti c####e, meglio usi tuo.

03 febbraio 2011

IMPELLENTE BISOGNO DI UN BAGNO

Centro di Londra, sovrappensiero canticchio: "Che pisciata che mi scappaa..." e da dietro, sullo stesso motivo: "Pure a mee..."

23 dicembre 2010

MI HANNO CHIESTO UN AUTOGRAFO...

Lavori duramente, a volte non ricordi neanche più perché. È una continua sfida con te stesso e con gli altri, e per quanto ti senti quasi alla fine del tunnel spunta sempre qualcosa che ti rimette in gioco all’ultimo momento e non ti fa tirare il fiato.
Poi capitano quelle occasioni, piccole soddisfazioni che solo tu e il tuo stomaco potete capire.

Oggi esco di casa e incrocio lo sguardo di un tizio vicino a un furgone. Lui si avvicina:
- Bartolo Ansaldi?
Gli faccio un cenno di assenso e lui si avvicina con una biro e un pezzo di carta.
- Mi fa un autografo?
- Mi ha riconosciuto, eh?
Lui mi guarda senza rispondere, solo con un sorriso imbarazzato.
Gli restituisco la biro e lui mi dà il pacchetto che stavo aspettando.

P.S.: Sì, sì, era un corriere. Ero eccitato per il pacco...

07 dicembre 2010

FILM CHE CAMBIANO LA VITA

Juno è una ragazzina di 16 anni che rimane incinta, e decide di tenere il bambino. E' un film sulle difficoltà e le scelte che deve fronteggiare questa poco più che bambina, leggero e allo stesso tempo profondo.

Ma quando è uscito nel 2007 in Inghilterra ha scatenato quella che è stata definita Juno Emergency, con ragazzine coetanee di Juno così affascinate da questo personaggio che i giornali riportavano di classi con fino a 6 ragazzine incinte.

Questo mi fa pensare al potere che i film hanno su di noi: come ci influenzano, come ci condizionano e come ci fanno sognare.
Se è vero che film dal messaggio positivo possono condizionare le nostre vite positivamente dev'essere vero anche il contrario.
La domanda successiva che mi faccio è Quanto della mia personalità devo ai film che per me sono stati importanti, e come sarei senza quei film?

Non parlo dei miei film preferiti, ma di quelli che per qualche motivo hanno condizionato qualcosa in me, e dopo averli visti sono cambiato.

Per esempio per me uno dei film che ha condizionato di più il mio modo di vedere la realtà è stato Yes Man, con Jim Carrey: dal momento in cui l'ho visto mi sono sforzato di accettare inviti che altrimenti avrei declinato, o fare esperienze che prima avrei evitato, solo per la curiosità di vedere dove mi avrebbero portato.
Non posso dire che sia sempre stata una buona idea, ma è vero che così mi sono fatto più amici e ho scoperto cose che altrimenti non avrei mai conosciuto, e sono contento di questo.

Un altro bell'esempio per me è Romantici Equivoci, con Jennifer Aniston: un film di cui di solito non ricordo neanche il titolo, ma che ha uno dei consigli che ho seguito di più nella mia vita lavorativa: Non vestirti per il lavoro che hai, ma per quello che vorresti avere.

C'è anche per voi un film che per qualche motivo ha contribuito a cambiare la vostra vita, e perché?

30 novembre 2010

NON SOPPORTO LA MERITOCRAZIA

Tempo fa ero a pranzo con un amico che lavora in RAI e gli ho chiesto Senti, ma come si fa per lavorare alla RAI? A chi si manda il curriculum e dove puoi vedere che posti cercano?

Lui ci pensa un attimo e mi confida:
- Sai, quest'azienda è un grande casino, e ci entri solo per raccomandazioni politiche o perché sei paraculato. Io stesso ci sono entrato perché ci lavorava mia madre e mi ha ceduto il suo posto.

MERITOCRAZIA. Ecco la parola del giorno, e viene dai politici. Dai loro in mano il merito, e persino questo diventerà soggetto al solito mercato delle raccomandazioni e della burocrazia. Ecco a cosa mi fa pensare la meritocrazia.

Ne parlano alle conferenze stampa, ne parlano i telegiornali, ne parla il mondo del lavoro e ne parliamo noi, come se fosse un concetto rivoluzionario, come se fosse una nuova era dello sviluppo economico, come una grande idea in contrapposizione con quello che c'è stato prima.

Sì signore e signori: da novembre in tutte le regioni d'Italia si passa alla meritocrazia, e se prima avevate bisogno di un aggancio politico o una raccomandazione, d'ora in poi per trovare lavoro vi basterà munirvi di merito.

Ma chi stabilisce questo merito? Come si può essere meritevoli come il figlio di Bossi, diventato consigliere regionale appena finito il liceo, o meritevoli come il figlio della compagna del Ministro della Cultura Bondi, laureando in architettura e dirigente del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo)? Meritevoli come Verdone e De Sica (figli): unici che io sappia a riuscire ad accedere ai fondi per le opere prime disponibili a chiunque, meritevoli come chi ha il proprio nome sulle liste bloccate o come Angela Sozio, ex concorrente del Grande Fratello 3 e possibile candidata del PDL all'Europarlamento?

Non sono contrario a dare la possibilità di fare politica a chi ha fatto televisione, ma è possibile che questa stia diventando la strada più praticata, mentre gli studi politici, la militanza per anni nei partiti e i risultati nella politica locale non contino nulla?
Perché tutti loro forse non hanno un curriculum migliore di altri, ma il merito di essersi fatti notare da chi conta.

Non è che questa famigerata meritocrazia così discrezionale è in realtà solo un nuovo termine per farci accettare il prossimo giro di subdole raccomandazioni?

11 novembre 2010

DELOCALIZZAZIONE SU INTERNET

In tempi in cui tutti sono preoccupati per la delocalizzazione delle aziende che vanno in India per risparmiare e portano disoccupazione nel proprio Paese potrebbe venirci in aiuto internet?

Sono stato invitato a iscrivermi a un sito di scrittori freelance che sembra molto interessante: chi ha un progetto lo propone con un budget, e gli scrittori interessati fanno un'asta al ribasso per aggiudicarsi il lavoro.

Ve ne ripropongo uno a caso e vediamo se avete la mia stessa impressione:

Progetto: Magazine on line canadese ha bisogno di qualcuno che scriva 10 articoli a settimana.
Budget: 250 $ _____ Tempo: 4 giorni.

Josh:
Budget: 250 $ _____ Tempo: 4 giorni.

Kelly:
Budget: 250 $ _____ Tempo: 3 giorni.

Kate:
Budget: 200 $ _____ Tempo: 4 giorni.

Andrew:
Budget: 200 $ _____ Tempo: 3 giorni.

Raji
Budget: __3 $ _____ Tempo: 1 giorn0.

10 novembre 2010

BENVENUTI NELL'ANTICO ORDINE DEI TEMPLARI

Fino a 24'ore fa non sapevo che l'Antico Ordine dei Templari continuasse a vivere anche ai giorni nostri, ma ieri sono stato invitato a una cena che aveva come ospite d'onore chi è stato presentato come Il 47° Reggente Internazionale dell'Ordine Sovrano e Militare del Tempio di Gerusalemme, Maestro dell'Ordine Templare Internazionale, Gran Cancelliere, Cavaliere di Santa Croce (Lup Mann etc), che ha parlato di chi sono e delle loro attività.

Tra le risposte clou della serata:

COME SI SVOLGE LA VITA NELL'ORDINE DEI TEMPLARI DI OGGI?

Non si possono fare domande: si propone un argomento e se accettato se ne discute. Siamo soggetti al rispetto di un codice. L'Ordine non è una democrazia: ha una struttura gerarchica piramidale in cui ognuno ha un incarico ed è vincolato all'obbedienza. Io ordino e gli altri eseguono. E' diviso in settori, uno di questo si occupa della mia sicurezza. Riceviamo circa 2.500 domande di adesione all'anno, ma ne accogliamo solo dalle 30 alle 50.

QUAL E' IL VOSTRO SCOPO?

Beneficenza.

08 ottobre 2010

UN LAVORO PER CHI E' STUPIDO E CATTIVO

Sto andando a Roma e un'azienda con cui collaboro mi ha preso un biglietto on line.

Essendo la prima volta che uso questo servizio mia sorella mi spinge ad arrivare prima in stazione e chiedere in biglietteria, perché secondo lei finisco sempre per litigare con tutti.

Faccio la coda in biglietteria e l'uomo mi dice che devo ritirare il biglietto alla macchinetta.
Faccio la coda alla macchinetta, inserisco i codici e una scritta dice di andare in biglietteria.
Ricomincio a fare la coda in biglietteria, ma sto per perdere il treno e vado al binario.

Mentre il controllore passa lo fermo e gli spiego la situazione.
In tono imperioso, tanto che tutti si girano a guardare la scenetta, dice:
- Allora lei è senza biglietto! Si accomodi che adesso vengo a farle la multa.
- Ma io ce ce l'ho, ho questo foglio di Trenitalia e basta controllare il codice.
- Io non ho la prova che lei abbia pagato.
- Il foglio si intitola Conferma d'ordine.
- Per me è senza biglietto!
- Se controlla il codice vedrà che è tutto a posto. Può controllare il codice?
- Sì... ma ci vuole almeno un quarto d'ora, per me lei è senza biglietto!
- Guardi, ho anche un sms di conferma sul mio cellulare con gli stessi codici, ed è mandato da Trenitalia, vede? E' la conferma del pagamento.

Ci sediamo, perché la cosa andrà per le lunghe. Dopo alcuni secondi di riflessione grave dice:
- Va bene. Le faccio il biglietto...
Oooh, finalmente ha capito.
- ...Al massimo poi se lo fa rimborsare.
- Ma perché, lo devo pagare?!?
- Eh, non ha il biglietto, veda lei.
- Senta: ho stampato quello che mi è arrivato dal sito della sua azienda, sono andato in biglietteria, mi hanno spedito alla macchinetta, che non accettava i codici --
- E certo, quella vuole i contanti.
- Ma capisce che se la biglietteria mi manda alla macchinetta e la macchinetta alla biglietteria per me è una situazione in cui perdo in ogni caso. Cos'avrei dovuto fare secondo lei?
- Avere il biglietto!
Alla fine ci litigo: e per forza, ma cos'avrei dovuto fare secondo mia sorella?

Al ritorno le stesse condizioni. E' quasi mezzanotte e sono a metà viaggio, quando sento da dietro il controllore e mi preparo a un'altra sciarriata.
Invece è un ragazzo gentile e professionale, e quando gli do il foglio tira fuori un palmare e controlla il codice.
Bravo, allora non ci sono solo ottusi cretini in quest'azienda. Finalmente una nuova generazione di professionisti capaci.

Lui mi restituisce il foglio e sorridendo mi chiede:
- E' lei la persona che viaggia?

27 settembre 2010

BUONI MOTIVI PER CUI TRASLOCARE

C'è stato un periodo in cui vivevo in un piacevole quartiere di Londra, vicino alla metropolitana e in un grande appartamento con una stanza enorme, pagando anche relativamente poco, e quando me ne sono andato in tanti mi hanno chiesto perché.
Ora che è passato abbastanza tempo per cui in pochi si ricorderanno le persone di cui parlo posso confessarlo: me ne sono andato perché un mio coinquilino era gay.
Ed ecco la storia.

Ero ancora nuovo a Londra, fresco dell'ideologia dell'università e desideroso di conoscere tutte le culture in cui mi imbattevo. Il mio inglese non era un gran che, e anche se cercavo avventura, a parte piccole storie di cui ridere con gli amici avevo solo avuto esperienze di seconda mano da racconti di altri: come quella del mio primo padrone di casa, che fino a pochi anni prima si divertiva coi suoi amici a passare il sabato sera cercando coppie di ragazzini neri e caricare di mazzate l'uomo fino a lasciarlo sul marciapiede sanguinante, mentre lei guardava.

Lavoravo in una casa di postproduzione a Soho, in una parallela di Oxford Street, che è forse la strada di Londra più trafficata dai turisti.
Sul lato opposto di uno dei palazzi c'era l'ufficio, e per arrivarci dovevo passare davanti a belle ragazze in minigonna all'uscita degli strip clubs, che a tutte le ore del giorno e della notte cercavano di adescarmi per farmi entrare nel loro locale, o loschi figuri con bustine di erba sminuzzata che ho sempre sospettato essere origano, a prescindere da quello che dicevano.

Una mattina verso le 10 un folto gruppo di signore assatanate aspettava l'apertura di un locale che prometteva lo spogliarello di un certo tizio palestrato in foto, e guardando le loro facce ho capito che quando le donne dicono di andare a uno spogliarello solo per ridere mentono.
Poco più avanti, sulla stessa strada, una scuola elementare.

C'era un velo nella comunicazione tra me e gli altri, tutto quello che capivo era che Londra è molto più cattiva di quanto sembra vista dall'Italia.
E gli inglesi non fanno sconti agli stranieri.

Un giorno il manager e il tecnico si preparavano per uscire, il manager mi guarda e mi dice:
- We're going to light up a fag, you want to join us? [fag: slang offensivo per omosessuale].
Per cercare di integrarmi avevo deciso di assecondare chi mi parlava e non dimostrare il mio disgusto quando mi raccontava qualcosa di rivoltante tipo i pestaggi dei neri per sport. Ma questa volta non ero sicuro di aver capito bene.
- Se voglio scendere con voi... a bruciare un ricchione?
I due si mettono a ridere e mi dicono che oltre a quello, fag è anche lo slang per sigaretta, e io sono diventato la barzelletta di quella settimana in ufficio.

La sera io e altri 2 dei 3 coinquilini dell'appartamento ci incrociamo in salotto, e dopo mesi di convivenza, per la prima volta iniziamo a chiacchierare: com'è nel tuo Paese, com'è nel mio, come ti trovi a Londra, quando vai a casa, cos'è quella cosa che ti mangi e che rimpuzzolisce il frigo? i soliti discorsi tra coinquilini che non hanno niente in comune, se non essere stranieri a Londra.
E dopo circa 2 ore in cui ormai abbiamo preso confidenza, io racconto di quello che mi è successo in ufficio.
Ma invece di ridere come abbiamo fatto finora si guardano in modo prima colpevole, e poi complice. E uno fa:
- A ** [nome del coinquilino assente] di sicuro piacerebbe essere acceso!
L'altro ride, io non capisco e chiedo spiegazioni. Lui prima allude, passando la palla all'altro che ride senza spiegarmi, poi, visto che sono di coccio, mi dice chiaro che ** è gay.
- Ma figurati - faccio io - E da cosa te ne accorgi?
A questo punto c'è incredulità nei loro occhi.
- Sculetta.
- Non ci ho mai fatto caso.
- Ha un pigiama di seta.
- E' comodo.
- Usa uno shampoo al balsamo.
- Tiene all'aspetto dei suoi capelli.
- Ogni week end viene un uomo.
- Sono amici.
- Tutti i week end?
- Sono molto amici.
- Si ferma a dormire nella sua stanza.
- Insegna a Oxford, sarebbe troppo lontano per tornare ogni volta.
- Dormono nel suo letto matrimoniale.
- Se avesse una camera degli ospiti, magari --
- Sono nella camera a fianco alla tua, MA NON LI SENTI LA NOTTE?!?!?
Concludiamo la serata e li lascio col beneficio del dubbio.

Chiamo mia sorella in Italia, che è venuta da poco a trovarmi per qualche giorno, la mia sorellina di 7 anni più piccola di me, e le chiedo:
- Ma secondo te è possibile che ** sia --
- Gay? Perché, in tutti questi mesi non te n'eri accorto?
- Ma da cosa lo capisci?
- SCULETTA!!

La mattina dopo vedo in bagno lo shampoo al balsamo passato inosservato negli ultimi 6 mesi e che ora costituisce prova indiziaria, e incrocio ** col suo pigiama azzurro di seta.
Ammetto che il sedere si muove un po' troppo quando cammina, ma lo definirei davvero sculettare?
Durante il giorno mi ripasso gli indizi sull'omosessualità di **, e con il passare delle ore lo scetticismo fa posto all'incredulità, e poi all'eccitazione: sono nel vivo della vita metropolitana londinese, ora ho anche io una storia di prima mano da raccontare, ho un coinquilino gay!!
Così inizio a pensare a chi potrei dirlo: i miei coinquilini lo sanno già, e così la mia famiglia. Non al lavoro, e non è che conosca tutta questa gente...
E poi come dirlo? Come una cosa incredibile, usando suspense? Con il distacco di chi è abituato a vedere di tutto nella sua vita metropolitana? Mi piacerebbe usare quella parola in slang ricorrente in questi giorni, più volgare dell'espressione volgare stessa, per sentire di aver tagliato un po' del velo che mi isola da questa cultura e dimostrare a me stesso che sto iniziando a possedere la lingua.
Poco dopo mi chiama l'unico amico inglese, convinto che io capisca quello che mi dice, e va avanti come al solito a racontarmi cose di cui non capisco neanche il senso generale, mentre io intermezzo il suo monologo con Oh e Dai, e Sì e Mh mh.
Entro in appartamento, che è vuoto, e vado nella mia stanza, che lascio aperta nella concentrazione per cercare di captare una parola familiare.
Come al solito parla per mezz'ora senza chiedersi come mai io non abbia nulla da ribattere, ma quando sta per ringraziarmi della conversazione e riattaccare lo blocco, perché ora ho anche io qualcosa da dire!
Concentrandomi per trovare le parole scandisco come chi parla una lingua non sua, a voce alta come chi è insicuro.
- Ho una certa vita metropolitana anch'io qui a Londra. Pensa che, così, tanto per dirtene una delle tante, ho un coinquilino gay. Per me è una cosa normale, anche se non è solo gay, è proprio fag! Sai, di quelli che quando lo incroci pensi Ma guarda quello quanto sculetta! Sembra una ragazzina pronta per andare a divertirsi col primo che passa. Ah! Pensa che usa pigiami di seta e shampoo al balsamo! Sembra urlare Guardatemi quanto sono fag!! Poi ognuno faccia quello che vuole, non sono fatti miei se ogni week end si porta il fidanzato nella camera a fianco alla mia e ti lascio immaginare i rumori che si sentono --

In quel momento vedo un movimento alla mia porta, ** passa e io, alzando una mano, lo saluto come se mi facesse piacere vederlo.
Lui, con la voce di chi pensa al modo migliore per sbudellarmi, mi dice:
- Ciao.

E 2 settimane dopo ho cambiato casa.

22 settembre 2010

CRISTINA

Sono al supermercato, e una ragazza mi passa davanti. Ho un flash, non ci vediamo da circa 18 anni, ma i suoi occhi azzurri sono gli stessi.
E' agli yogurt e la guardo indeciso se avvicinarmi o fare finta di niente, col pensiero sempre più ingombrante che potrei sbagliarmi e farmi una delle solite figure che poi riporto sul mio blog.

Frequentavamo lo stesso corso di tennis, e anche se io ci andavo in bici, al ritorno facevamo un pezzo di strada a piedi insieme.
Ha un anno più di me, mi diceva che ero perspicace, ed è stata la mia prima cotta, se escludo Silvia dell'asilo, a cui non sono mai riuscito a rivolgere la parola.
A volte ho pensato a lei anche da adulto, chiedendomi come fosse la sua vita ora.
Così mi avvicino:
- Cristina?
Lei si gira, in un modo che non capisco se sia perché l'ho chiamata col suo nome o perché le ho parlato vicino. Mi guarda e nei suoi occhi non suonano campanelli.
- Ciao... sono Bartolo... facevamo tennis insieme... tu avevi i capelli corti e l'apparecchio [e una tuta blu con strisce sottili gialle ai lati...].
Lei mi guarda con la distaccata cortesia di una ragazza che pensa Oh mio Dio, un maniaco! Mi ha pedinata segretamente negli ultimi 18 anni e oggi ha trovato il coraggio di uscire allo scoperto, proprio in questo posto così affollato! E ora cosa faccio?
Sorridendo, mi dice:
- Accidenti, dal tennis, che memoria!
Ma secondo me si sta arrampicando sugli specchi.
- Tu non ti ricordi di me, vero? Bartolo, quanti ne conosci che si chiamano così?!?
- Il nome non mi è nuovo, ma non riesco ad associarlo a un... a una... a nulla.

Nella mia mente da quando l'ho vista a quando sono andato agli yogurt le avrei chiesto come stava, cosa faceva, com'era la sua vita e se era contenta, cosa le era successo di importante negli ultimi 18 anni e detto che era bello rivederla dopo tanto tempo.
Invece, sorridendo, le dico:
- Beh, allora è meglio chiudere qui i convenevoli del rimpatrio, o rischia di diventare imbarazzante.
- Salutami pure quando mi vedi - mi fa lei gentile. Una frase che forse accetterei da Sofia Loren.

Non è incredibile come un rapporto tra due persone per uno significhi tanto e per l'altro nulla?