03 luglio 2013

PERCHE' NON ANDARE AL MUSEO DEI MOSTRI

Londra - Dopo aver incontrato un amico in un bar mi rendo conto che e' da molto tempo che non faccio una passeggiata in centro, cosi' faccio un giro per Piccadilly e arrivo a quello che chiamo il Museo dei Mostri: un piccolo museo che contiene statue estremamente realistiche di animali e persone strani o deformi vissuti a un certo punto in Inghilterra, e visto che ha un piccolo spazio all'ingresso in cui a rotazione fanno vedere alcune statue per attirare i turisti, a forza di passare a dare un'occhiata, negli anni credo di essermi visto tutto il museo.
E' molto interessante, perche' oltre alla cura dei particolari, le statue si muovono e parlano o cantano.

All'ingresso c'e' la foto dell'Uomo Peloso, alias Uomo Cane, alias Uomo Lupo: un ragazzo che nell'800 ha sofferto di una sindrome che lo copriva di peli.

Entrando c'e' il robot di una mucca con una zampa sulla schiena a grandezza naturale, che muove la testa e la coda a destra e sinistra muggendo, e vicino a lei un vitellino con due teste. Pur essendo molto vicino, e' difficile pensare che siano solo pezzi meccanici e non esseri vivi.

Dopo c'e' un Transformer, seguito dall'orchestrina dei fantastici 4, composta da una donna col collo lunghissimo, che suona gli anelli della collana di ottone che le reggono la testa, un uomo enorme che suona il violoncello (per lui poco piu' grande di un violino), un uomo piccolissimo suona la gabbia per uccellini in cui e' chiuso e soffia a tempo in una tuba che esce dalla gabbia e un uomo con la terza gamba che suona il banjo. Si', tra le due normali ha una terza gamba. Sul serio. Davvero, e' una gamba, non capisco quel sorrisino.
I quattro sembrano suonare davvero la musica che ascoltiamo, e se non fosse perche' la routine si ripete ogni pochi secondi, i loro movimenti in apparenza casuali sembrerebbero fatti da persone vere.

Uscendo, ad accogliere i turisti trovo sorridente l'Uomo Piu' Alto Del Mondo, a cui arrivo poco al di sopra dell'ombelico, e di fronte a me, in mezzo al marciapiede, con uno sguardo assorto sull'insegna del museo, l'Uomo Senza Collo, a cui dalla base della testa spunta un attaccapanni per cappotti al posto delle spalle.
Ne ammiro la realistica bruttezza dei particolari, come la pelle arrossata sulle clavicole e sotto il mento e la camicia che non si puo' abbottonare fino in cima, impedendogli a vita di portare una cravatta.
Poi comincia la sua routine, girando meccanicamente il busto e la testa verso di me e dandomi quasi l'impressione di guardarmi, e dice:
- Ma vaffanculo!
E se ne va.

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