08 novembre 2009

VOLLI, SEMPRE VOLLI, FORTISSIMAMENTE VOLLI FARE UN FILM


Qualche giorno fa sono stato invitato come esperto in produzione cinematografica alla conferenza stampa sul nuovo film di Franco Tibaldi e Rita Barbero, Ritorno a Santa Vittoria.

Si tratta di un film low budget, eppure, nonostante i pochi soldi a disposizione, è impressionante il livello di organizzazione e professionalità che hanno, tanto da riempire una sala stampa di autorità locali e giornalisti, e da uscire in diversi cinema contemporaneamente.
Il tutto non gestito da accordi e preaccordi commerciali, ma dal coinvolgimento della popolazione locale, entusiasmo e amicizia.

I problemi di chi cerca 10 milioni di dollari sono più o meno uguali a chi ne cerca 10 mila: entrambi hanno un disperato bisogno di soldi.
Eppure chi lavora a un progetto a grande budget deve avere tutto organizzato perfettamente, mentre chi ha un piccolo budget da trovare può permettersi di essere incosciente, di dire Beh, cominciamo, e in qualche modo faremo.
Una mentalità di cui mentre aspettavo di fare il mio intervento mi accorgevo di sentire la mancanza.

C’è un detto in inglese: To miss the forest for a tree [Per guardare un albero non accorgersi della foresta], e forse è proprio quello che succede a noi filmmakers quando ci impegnamo in un progetto per cui non bastano più solo le nostre forze. Siamo così indaffarati a procurarci tutto il budget che ci serve, a chiudere gli accordi con gli attori, a cercare di non farci distruggere dalle banche e a lottare con i distributori perché rispettino l’accordo e proiettino il nostro film che dimentihiamo il motivo per cui perdiamo la salute in tutto questo, e cioé che fare un film è divertente.

04 novembre 2009

SCREEN CAPTURE SOFTWARE

Vi segnalo il software SnapIT Screen Capture, utile per quelli di voi che devono fare fotografie di oggetti sul proprio schermo, senza dover perdere tempo a tagliarli.

Per maggiori informazioni potete consultare il link Screen Capture Software.

17 ottobre 2009

CONOSCERE L'INGLESE


Ultimamente mi hanno contattato per un lavoro nella pubblicità.

L'incaricata mi ha chiesto:

"Può dimostrare di avere una buona lingua inglese?"

Beh. Direi di sì.

12 ottobre 2009

LA SVOLTA INTELLETTUALE DI TARANTINO

Quello che mi dà più da pensare in Bastardi Senza Gloria è che in molti abbiano accusato Quentin Tarantino di revisionismo storico, cioè accordano attendibilità a una storia di soldati ebrei che uccidono nazisti prendendo loro lo scalpo e che fanno finire la II Guerra Mondiale uccidendo Hitler e i capi nazisti in un cinema.

Questo mi ricorda un fumetto degli anni 40 in cui Superman catturava Mussolini e Hitler e li portava in prigione, eppure non credo che qualcuno abbia mai pensato che possa essere successo davvero.

Quindi a un certo punto della sua carriera, tra bagni di sangue al cinema e pubblici elogi a Lino Banfi e le commedie all'italiana degli anni 80, Tarantino è diventato così importante da essere considerato una voce autorevole nella storia, tanto da far dichiarare pubblicamente a storici israeliani che boicotteranno il suo film.

Ma com'è Bastardi Senza Gloria? Tra i suoi film è quello che mi è piaciuto di meno, e io sono tra i pochi che hanno amato anche Jackie Brown e A Prova di Morte.
E' una bella storia, gli attori recitano bene, belle musiche, eppure non ha l'appeal delle altre sue opere, e il trailer è più coinvolgente del film.

Credo che il motivo stia nel fatto che i personaggi che ci sono simpatici vengono sistematicamente fatti fuori in modo vile, senza gloria, appunto.

Per esempio, a film cominciato da poco i Bastardi catturano una squadra di soldati nazisti, e Brad Pitt chiede al loro comandante di fare la spia sulla posizione di un'altra squadra di nazisti nelle vicinanze in cambio della vita. L'uomo, decorato al valore, "Rispettosamente rifiuta", andando così eroicamente incontro alla morte. Arriva uno dei Bastardi e gli fracassa la testa con una mazza da baseball.

Non si può provare simpatia per questa squadra, e dopo aver fondato il proprio successo sulla figura dell'antieroe, e cioè del criminale protagonista del film in cui ci identifichiamo e per cui parteggiamo anche se ruba gioielli (Le Iene), uccide ragazzini (Pulp Fiction), evade il fisco (Jackie Brown), uccide il padre della propria figlia (Kill Bill) e ragazze innocenti (A Prova di Morte), Tarantino inventa una nuova figura a cui proprio non ci si può affezionare: quella dell'anti antieroe, un personaggio che questa volta sulla carta appartiene ai buoni, ma che in realtà è più cattivo dei cattivi.

Ma ciò detto, ho l'impressione che sia ancora una volta un film che farà storia e darà origine a un nuovo filone, di film di guerra pulp.
E tra qualche anno sono sicuro che ci sarà qualche intellettuale che parlerà del Nazismo come metafora dell'omosessualità latente di Tarantino.


11 ottobre 2009

NON SONO CATTIVA, E' CHE MI DISEGNANO COSI'


Ultimamente ho conosciuto un produttore di Hollywood il cui vicino di casa è Keanu Reeves, che mi ha detto essere una delle persone più gentili che conosce, e non diresti mai che in realtà è uno dei nomi più grandi del cinema americano.
Così gli ho detto la mia impressione: ho conosciuto diverse persone del cinema, e sono sempre state tutte gentili con me.

Questo mondo non è brutto come lo dipingono, e credo sia perché tutti loro sanno quanto è difficile fare un film, quindi in generale sono aperti e disponibili a scambiare nuove idee, o raccontare la loro storia, o interessati a future collaborazioni.
E soprattutto, loro sanno che non c'è tutto il denaro a cui di solito la gente pensa: è vero che parliamo di progetti che costano milioni, ma quando inizi a togliere dal budget gli stipendi per gli attori e i tecnici, le spese, la parte per i distributori, la pubblicità e quello che devi dare ai tuoi investitori ciò che rimane di solito è davvero poco.

Lui era d'accordo con me: quelli che in questo settore sono davvero cattivi sono quelli che non appartengono davvero a questo settore, gli agenti, gli avvocati e soprattutto gli investitori.

La maggior parte degli investitori pensa di mettere nel tuo progetto 100 e ricavarne un milione, e che se finanziano una (piccola) parte del tuo film diventa una cosa loro. Chiedono di cambiare la sceneggiatura, fare pubblicità ai loro prodotti, dare un ruolo da attore ai loro amici e alle fidanzate o vogliono usare il tuo film per lavare il denaro che hanno guadagnato in modi misteriosi e di cui non possono essere fieri.

Così ti trovi di fronte a scelte difficili: da una parte vuoi realizzare un film che costa un'enormità e non puoi fare da solo. Dall'altra accettare la loro offerta potrebbe significare distruggere il tuo film e anche te stesso.
Quindi passi la maggior parte del tuo tempo a cercare denaro, e quando trovi qualcuno interessato, nella maggior parte dei casi devi rifiutare la sua offerta.

Questo mi ha fatto pensare a Jessica Rabbit come una metafora del mondo del cinema, e la sua famosa frase come uno slogan che chi lavora in quest'industria dovrebbe usare per presentarsi al Mondo:

"Non sono cattivo, è che mi disegnano così".


10 ottobre 2009

VODAFONE SPELLA GLI ITALIANI


Sto pensando di cambiare telefonino e prendere un Blackberry, così posso navigare mentre sono in giro per lavoro senza dovermi cercare un computer.
Però il mio problema è che sono spesso all'estero: se sono in Italia mi partono un sacco di soldi per chiamare l'Inghilterra, e viceversa.

Così, visto che Vodafone è uno dei pochi operatori a essere in tutti e 2 i posti, vado prima sul sito italiano, poi su quello inglese per vedere se c'è qualche offerta per chi si sposta come me.

E udite udite, scopro che a parità di servizi c'è una differenza incredibile di prezzi.
E secondo voi chi è la più cara?

Sottoscrivere un abbonamento mensile da 25 euro (o sterline, che ora sono praticamente alla pari), con internet ed SMS illimitati e un Blackberry 8520 in comodato d'uso in Inghilterra costa 25 sterline, in Italia 149,16 euro.
Con la differenza che in Inghilterra ti danno anche 300 minuti di conversazioni gratis, mentre in Italia solo 200.
Nella tabella sopra ho riportato il dettaglio.

Ma è possibile che nessuno dica niente?


07 ottobre 2009

UN PRODUTTORE CHE SI FA VOLERE BENE

Sono a Cannes per il MIP, ieri sera ero in un ristorante che serve un piatto di risotto a 37 Euro, in una cena gentilmente offerta da Salvatore Biscozzi, presidente di Kenton & Miles.
Stavo parlando con Emilio Ferrari, un produttore di Hollywood che ammiro, che mi raccontava le sue esperienze con la distribuzione in Italia.

Mi ha detto che una volta c'era Cecchi Gori (o come l'ha chiamato lui Cecci Gori) che comperava e distribuiva i suoi film, lavorava onestamente e bene, ed Emilio sapeva di poter contare su di lui. Da alcuni anni invece ha lasciato perdere l'Italia perché è un grande casino di gente che finge di essere quello che non è.
Poi mi ha raccontato qualche aneddoto che riguarda lui e Cecchi Gori, e ha concluso dicendo Mi manca.

Le sue parole mi hanno colpito molto. Il mondo del cinema non è sporco come lo dipingono, ma è vero che i rapporti sono sempre veloci: conosci tante persone, ma è una conoscenza superficiale.
Invece Cecchi Gori è una persona che si sa far volere bene, e lascia il segno negli altri.
I suoi film hanno segnato la mia infanzia, e manca anche a me.

Torni presto, Presidente!

03 ottobre 2009

IL BAR DELLA FAMIGLIA ADDAMS

Qualche giorno fa ho incontrato l'attrice Elizabeth Cooper, che ultimamente ha aperto un bar molto speciale e per questo si è meritata 4 pagine sul giornale locale.

Pur essendo a Londra, il bar è vicino a Westcombe Park Station, in un posto che sembra un altro mondo, così nascosto che persino molta della gente che ci abita non sa che c'è un parco lì.
Dopo mezz'ora di ricerca disperata, una donna mi mostra l'entrata, e mi dice che è vissuta 2 anni lì prima di trovare il parco.
Poi vedo Elizabeth che prende un the con un cliente e il suo cane, in una calma che non ho mai visto a Londra.

Mi mostra questo incredibile posto eco sostenibile: sul tetto ha dei pannelli solari che le permettono di avere energia elettrica in modo indipendente e fiori per attirare le api, e ai muri ha pannelli su cui sta crescendo l'edera.
"In primavera il bar sarà tutto verde", mi dice.

Ammirando il posto e tutti i suoi sforzi per renderlo qualcosa di unico, le chiedo:
- Non è un cimitero quello davanti al tuo bar?
- Oh, sì! - mi risponde lei con entusiasmo, e mi porta a vederlo.
Mi presenta alcuni dei suoi amici (soldati morti in vecchie guerre), e mi mostra il suo posto segreto in cui va quando vuole stare da sola o leggere: una piccola porzione di terreno tra le tombe, coperta dai salici piangenti.

Mi chiede cosa io pensi di tutto questo, e io le domando "Cosa succederà alla tua carriera di attrice?".

Mi dice che pensa di metterla da parte per un anno, far decollare il suo bar e poi tornare sulle scene.
Mi spiega che ha fatto l'attrice negli ultimi 10 anni, sempre di corsa per andare ai casting e prendere qualunque lavoro, solo per paura della competizione che c'è in questo mestiere: tutti hanno paura di essere dimenticati o di non essere più in grado di pagarsi il mutuo.
Ora vuole costruire qualcosa di importante, che possa fare la differenza.

E anche se una parte di me comincia a darle ragione, un'altra dice:
- Ma un attore ha una carriera molto limitata, e soprattutto per le donne è difficile trovare un lavoro come attrice quando inizi a invecchiare. Un anno è tanto tempo.
Ho detto una cosa ovvia, e lei mi sorride.

Con la calma di chi vuole tranquillizzare un bambino e allo stesso tempo aprirgli gli occhi mi dice:
- I film riflettono la vita vera, e fino a quando nella vita vera ci saranno persone anziane ci sarà sempre un lavoro per gli attori anziani.

E' così bella...


02 ottobre 2009

PUNTI DI VISTA

Oggi ho incontrato una ragazza inglese che tra poco si trasferirà in Italia per lavoro e per questo nell'ultimo anno ha studiato italiano in modo intensivo.

Abbiamo parlato di lettura in una lingua straniera e le ho chiesto quale fosse per lei la difficoltà più grande nel capire.

Mi ha risposto L'ordine strano in cui mettete le parole.

30 settembre 2009

UN RACCONTO VOLGARE

Una delle cose che succedono quando sei uno straniero in Inghilterra sono figuracce dovute a doppisensi involontari, di solito inerenti alla sessualita'. Nel mio caso mi e' successo parlando con le persone piu' in alto nella scala gerarchica, quasi sempre donne.
I motivi per cui questo succede credo siano la velocita' dell'inglese e la sua differenza con l'italiano nel modo in cui si strutturano le frasi.

Questo succede spesso quando uno straniero viene qui per fermarsi un periodo medio lungo, e di tanto in tanto continua a succedere anche quando il suo inglese e' ormai buono. Uno dei discorsi preferiti degli stranieri a Londra e' raccontarsi a vicenda le proprie figuracce.

DISCLAIMER: Quello che segue e' il resoconto di un episodio che mi e' appena successo, e contiene della volgarita' che non posso evitare. Quindi se proseguite nella lettura qualcuno potrebbe sentirsi offeso.

C'e' una serie televisiva prodotta dalla BBC che a me piace, e ho deciso che se i DVD non costano tanto li prendo. La serie e' Hustle, e in Italia la trasmettono su La 7.
Vado al punto informazioni e mi accodo. Al computer c'e' un ragazzo palesemente gay.

L'uomo prima di me e' il classico londinese scorbutico, fumatore e grande bevitore di birra che sai gia' ti mandera' affan@@@@ appena il tuo sguardo incrocera' il suo.
Questo tizio chiede al ragazzo un certo DVD, ma non sa il titolo. Il ragazzo tenta diverse combinazioni al computer, ma niente da fare, e l'uomo perde la pazienza, lo accusa di fare finta di non trovare il DVD e urlando se ne va ovviamente mandandolo a fare in @@@@ e dandogli del ricchione.
Questa e' una cosa rara a Londra, dove l'omosessualita' e' trattata con molta piu' disinvoltura rispetto all'Italia, e il ragazzo e' visibilmente arrabbiato e umiliato.
Pochi secondi per farsi forza e poi mi sorride fingendo che va tutto bene.

Io cerco di essere piu' gentile di quanto normalmente sarei, e gli chiedo:
- Hai il DVD, stronzo?
Piu' o meno tra quando finisco la frase e quando monta uno sguardo omicida sulla sua faccia mi rendo conto dell'equivoco, e timidamente gli dico:
- Fo-forse l'ho pronunciato un po' male...

HUSTLE, pronunciato ASSOL, e' il nome della serie TV.
ASSHOLE, pronunciato ASSOL, con la A che tende leggermente a una E, e' offensivo, e bisogna starci attenti.

UN LIBRO DI SUCCESSO CHE NESSUNO PRENDE

Vi e' mai capitato di vedere un libro vecchio in vendita in libreria? Non parlo di qualcosa di seconda mano, ma di uno che viene preso, sfogliato, leggiucchiato e poi sistematicamente messo a posto, senza che qualcuno lo prenda.
Dev'essere l'incubo ricorrente degli scrittori.

Mi trovo in una grossa libreria del centro di Londra, e sono venuto qui perche' vorrei prendere My Life, l'autobiografia dell'ex Presidente Clinton.

E' scritto davvero molto bene, ha un linguaggio chiaro ed e' interessante.

Ha solo un difetto: sono quasi mille pagine fitte, e non credo che riusciro' mai a finirlo. Quindi mi devo accodare a tutti quelli che prima di me l'hanno tirato fuori dallo scaffale, l'hanno apprezzato leggendone qualche pezzo a caso, e poi rispettosamente hanno deciso di rimetterlo nello scaffale.

Mi dispiace Presidente, ma devo passare.


24 settembre 2009

KENTON & MILES AL CANNES FILM FESTIVAL






Ringrazio Kenton & Miles International, e in particolare il suo presidente Salvatore Biscozzi, per aver riportato sulle loro News di Maggio le mie attività a Cannes durante il Festival.

23 settembre 2009

DIO SI PRONUNCIA SUL TESTAMENTO BIOLOGICO

<<IL PRESIDENTE DEI VESCOVI "In politica serve più solidarietà", ha detto. E ha chiesto di approvare una legge sul fine vita in linea con i dettami cattolici>> (City, 22 settembre 2009)

Va bene: e per chi non è cattolico?

MA COSA NON FA RYANAIR PER I SOLDI?

Secondo uno studio americano riportato su City grazie alle leggi antifumo promosse da diversi Stati tra cui l'Italia il rischio di infarti si è abbassato del 36%.

Ma Ryanair (la compagnia col grande merito di aver reso i viaggi in aereo accessibili a tutti e poi famigerata per i metodi creativi per trovare soldi, come mettere le toilettes a pagamento sui suoi voli) ha in programma di invertire questa tendenza vendendo sui propri aerei sigarette che rilasciano nicotina senza bisogno di accenderle.

Ryanair, questi sono soldi sporchi.

10 settembre 2009

LA SOLITA, STUPIDA BUROCRAZIA

Sono appena arrivato in banca, e sono al fondo di una coda lunghissima. Una donna di un'età e con un cane passa davanti a tutti trafelata e dice all'impiegato che il bancomat le ha mangiato la carta, lei è di Milano e sta per partire per la Francia.


Il ragazzo si scusa e tutti noi capiamo. In meno di un minuto il solerte impiegato apre il bancomat e riprende la carta, e la donna lo ringrazia e gli dice che era disperata.

"Tanto non glielo posso dare Signora. Lo devo spedire a Milano".

Dopo molte insistenze di lei, lui dice che deve parlarne con la sua superiore, poi si fa dare dalla donna il numero della sua banca di Milano. Chiama con l'atteggiamento dell'uomo che risolve tutto e chiede se possono mandargli via e-mail l'autorizzazione a restituirle la carta.

Quindi non può restituire alla donna, che avrà sicuramente un documento, la carta su cui è scritto il suo nome, ma se riceve sulla fiducia un'e-mail di qualcuno che sulla fiducia lo autorizza a ridare la carta a una che dice di chiamarsi come il nome sulla carta va tutto bene.

E' passata più di un'ora, sono allo sportello, finisco la mia operazione e me ne vado. La signora, il cui sguardo ormai è perso nel vuoto, sta ancora aspettando. E pensare che tutto si sarebbe potuto risolvere in meno di un minuto.

Questo mi ricorda quando ho impostato il navigatore per andare in un posto al cui indirizzo non si poteva andare in macchina, se non passando da dietro.
Quindi, nonostante a piedi mancassero circa 300 metri, mi indicava un percorso di 8 Km e un pezzo di autostrada, mentre bastava parcheggiare la macchina e fare non più di 30 passi.

Ma almeno il navigatore è una macchina.

Mi spaventa il pensiero che così tante persone del genere condizionino le nostre vite ogni giorno.

09 settembre 2009

DILEMMI ETICI: CHI LI PONE, CHI LI SUBISCE

Apprendo da Radio 24 che un giornalista (mi sembra) iraniano ha scaricato da internet del materiale informativo sulla condizione delle donne musulmane nel mondo. Per questo è stato condannato a morte.
La sentenza è stata poi convertita con grande sdegno da parte degli integralisti in 20’anni di reclusione, che a loro volta si sono trasformati in perdono presidenziale, dato in segreto proprio per non attirare l’attenzione degli stessi integralisti.

Più o meno contemporaneamente una donna (credo) somala è stata condannata a un anno di reclusione o il pagamento di una multa perché aveva indossato i pantaloni.

In entrambi i casi la religione e la politica sono strettamente interconnessi, tanto da essere considerati una cosa sola. La religione, che dovrebbe essere una guida per gli uomini, si arroga il compito di privare le persone della libertà, ponendo dilemmi etici che per la maggior parte degli occidentali sono assurdi.

Il mio primo impulso è di compassione e impotente rabbia verso popoli così arretrati e prigionieri di una classe (religiosa e politica) che decide per loro cosa pensare.

Ma improvvisamente mi rendo conto che non siamo proprio così lontani da loro: anche noi abbiamo una Chiesa che si oppone al progresso scientifico, che stabilisce che un malato terminale deve soffrire fino alla fine, senza la possibilità di una dolce morte, e che fa pressioni sullo Stato italiano perché sia più difficile divorziare.
La Chiesa è addirittura intervenuta in un referendum (sulla fecondazione assistita) facendo propaganda affinché le persone non andassero a votare, e quel referendum è poi stato nullo nonostante un fortissimo apporto dei SI', proprio per la mancanza del quorum).

Nei Paesi islamici identifichiamo i partiti a sfondo musulmano come pericolosi per la libertà, ma anche la Chiesa Cattolica è così insita nel nostro sistema politico da entrare addirittura nei nomi di alcuni partiti.

Sarebbe ora che ci pensassimo...

08 settembre 2009

ALLEGRIA!!!

MIKE BONGIORNO
New York, 26 maggio 1924
Montecarlo, 9 settembre 2009



22 agosto 2009

PUBBLICITA' GRADITA

Prima di tutto non voglio essere frainteso: a me piace la pubblicità, e credo di essere tra i pochi a pensarla così.

Quello a cui di solito le persone non fanno caso è che la pubblicità genera business, quindi benessere a tanti.

Per esempio i volantini dei supermercati che ci troviamo nelle buche: le aziende li stampano per attirare gente, quindi vendere più prodotti, e così danno lavoro a più persone.

Ma allo stesso tempo pagano tasse, danno lavoro alle tipografie e a chi distribuisce la pubblicità.

E per finire noi: grazie a questa pubblicità abbiamo la possibilità di conoscere nuovi prodotti o risparmiare sulla spesa.

Quindi a fronte del piccolo fastidio di ricevere informazioni non richieste esistono molti vantaggi per la società, che cesserebbero senza, e per questo credo sia giusto darci almeno un'occhiata.

Perciò guardo con antipatia le targhe sui condomini come quella in foto, e le sostituirei volentieri con scritte del tipo QUESTO CONDOMINIO E' DISPONIBILE A LEGGERE LA VOSTRA PUBBLICITA', MA CON MODERAZIONE.

Ed è proprio questo il punto: sono tornato a casa dopo meno di 2 settimane di vacanza, e la mia buca era intasata di pubblicità, con una lettera stropicciata che il postino ha timidamente cercato di ficcare, un quantitativo non specificato di lettere che non ci stavano più e chissà che fine hanno fatto e nessuna traccia della rivista a cui sono abbonato.

Quindi mi rivolgo a quelli che spendono per farsi pubblicità, e chiedo loro se pensano davvero che valga la pena servirsi di chi infila selvaggiamente i depliant nelle buche, pensando che il suo lavoro sia tempestare a tappeto, o non sarebbe meglio rivolgersi a persone più intelligenti, che con moderazione infilano la pubblicità dove c'è posto e non dà fastidio, lasciando stare le buche di chi è palesemente in vacanza e la prima cosa che farà tornando se troverà la buca intasata sarà buttare tutto il contenuto e appiccicare al cancello un cartello di diffida.

26 luglio 2009

RICORDI D’INFANZIA: COMPAGNI DI GIOCO

C’è stato un momento della mia vita in cui ho pensato di essere arrivato, per poi rendermi improvvisamente conto che avevo ancora della strada da fare.
È coinciso con la scuola.

In quel periodo mi sento grande, perché tutti mi dicono che lo sono.

Esco di casa e vado in cortile, dove trovo, con altri più grandi, il mio vicino di pianerottolo, che va nella mia stessa scuola, un anno avanti a me.

Chiedo di poter giocare con loro, ma il mio vicino mi dice che con loro possono giocare solo i bambini grandi.
“Io sono grande!” ribatto io, prendendo in parola tutti quelli che me ne avevano convinto.

“Ah sì?” fa lui “E che classe fai?”
Mani sui fianchi, sorrido e scandisco:
“La prima...!”.

Tutti ridono sguaiatamente, imboccati da lui. Poi lui mi dice:
“Con noi possono giocare solo quelli che fanno almeno la seconda”.

E pensando che persino lui rientra al pelo nei parametri che lui stesso ha stabilito, esco di scena sconfitto.

Per tutto l’anno medito vendetta e spero che mi capiterà un’altra occasione, che arriva più o meno un anno dopo.

Incontro lui e altri in cortile, e cerco di provocare la conversazione di un anno prima. Quindi chiedo di unirmi a giocare con loro.

Distrattamente, lui mi dice di nuovo che con loro possono giocare solo i bambini grandi.
Sorrido tra me:
“Io sono grande”.
“Ah, sì? E che classe fai?” mi chiede ancora, come se non sapesse che sono in quella di fianco alla sua.
Con orgoglio rispondo:
“La seconda...!!”.
Ma lui ride sguaiatamente, e gli altri lo seguono. Poi mi dice:
“Con noi possono giocare solo quelli che fanno almeno la terza!”.

In quel momento ho capito che era una battaglia persa, e una guerra che non valeva la pena di combattere.

Da allora ho giocato da solo, con pupazzi a cui dicevo io cosa fare, e che non si sono mai presi gioco di me.

RICORDI D’INFANZIA: LA GIOSTRA

Uno dei miei primi ricordi da bambino riguarda la mia giostra preferita ai giardini pubblici: un cavallo con una pistola, con cui si potevano colpire gli indiani e i soldati nordisti, che stavano dentro una scatola di vetro e giravano attraverso un piccolo circuito. Quando passavano dietro un monte l’ingranaggio li faceva tornare su, pronti per essere colpiti di nuovo.

Quello era anche stato uno dei più grandi misteri per me fino a quel momento: come faceva la pistola a buttare giù i pupazzi? Non sparava un pallino, non sparava acqua, e tra me e i soldatini c’era uno strato di vetro.
Avevo chiesto spiegazioni ai grandi, e mi era stato detto che la pistola aveva un raggio laser invisibile che passava attraverso il vetro e centrava il soldatino.
Chiaro, e spiegava anche perché nonostante tirassi il grilletto con tutte le mie forze e senza fermarmi, distruggendomi le mani, la pistola sparasse solo ogni tanto, mancando alcuni dei soldatini che io dovevo aver per forza colpito: il raggio laser, mi avevano spiegato ancora, era lento, perché aveva bisogno di tempo per oltrepassare il vetro.

Chiaro anche questo, quindi avevo iniziato a tirare il grilletto prima del tempo, e in effetti riuscivo a buttare giù dei soldatini, anche se pochi altri rimanevano in piedi.

Quello era il periodo in cui da grande avrei voluto fare il cow boy. Ma in me stava maturando una coscienza civica: attraverso i film western scoprivo cosa era successo agli Indiani, ed ero giunto a una delle decisioni più importanti della mia vita fino a quel momento: la prima volta in cui ho cambiato idea su cos’avrei fatto da grande.
Da grande avrei fatto l’indiano.

Così decido di non sparare più agli indiani. Lo so, si tratta solo di pupazzetti, cose insignificanti, ma é una questione di coerenza, e rispetto, anche nelle piccole cose.
E in questo non sono cambiato.

Mio nonno mette la moneta, il cavallo parte e io prendo la mira. Questa volta non sparo in continuazione, ma solo quando è il momento di colpire il mio bersaglio. Il primo è un soldato, gli sparo e va giù. Poi c’è un altro soldato, gli sparo, ma lo manco.
Il terzo è un indiano, e lo lascio stare.
Ma lui va giù.

Mi sento in colpa, forse ho sfiorato il grilletto, quel grilletto che fino a poco prima mi aveva massacrato le dita perché tirava a vuoto.
Mentre sto ancora pensando lascio scappare un soldato, riprendo la concentrazione e sparo a un altro soldato, che dopo un po’ va giù.
Poi arriva un indiano, e questa volta tolgo proprio le mani dalla pistola.
Ma spara, e lui va giù di nuovo.

Finisco la partita senza rendermi conto esattamente di quello che succede: manco dei bersagli che avevo in pugno, mentre colpisco quelli a cui non sparo. Possibile che oggi il laser sia molto più lento del solito?

La sera analizzo la situazione, i pensieri mi attanagliano e non mi lasciano dormire. Ho un’idea, e il giorno dopo io e mio nonno siamo di nuovo alle giostre dei giardini pubblici.
Lui mette la moneta e io cavalco senza toccare la pistola.
Quello che avviene dopo mi lascia incredulo e pieno di rabbia: la pistola spara anche senza che io la tocchi, e soldatini e indiani vanno giù.
Non so ancora contare, ma ora che guardo i soldatini nel loro insieme, e non uno per uno cercando di colpirli, mi accorgo che quelli che vanno giù e quelli che rimangono in piedi sono sempre gli stessi.

Mio nonno è pronto per mettere un’altra moneta, ma finito il giro scendo da cavallo e gli dico “Andiamo”.
La sera lui racconta di come avevo insistito per andare a quella giostra e poi ho fatto solo un giro, rifiutando il secondo, mentre di solito mi doveva portare via con la forza.
A casa mi chiedono spiegazioni e io non ne do.
Mi domando di chi posso fidarmi.

La giostra era truccata, tutti sapevano che non c’era nessun raggio laser, e mi hanno preso in giro perché sono piccolo.

Sono andato su quella giostra solo più una volta, per non far dispiacere mio nonno che insisteva, e ho guardato con compassione gli altri bambini ignari, che continuavano a divertirsi su quel cavallo.

Da allora ho aspettato di diventare grande al più presto, perché i grandi non vengono presi in giro.