06 giugno 2008

NEGLI USA PIACE IL NOIR DEL REGISTA ASTIGIANO


Ringrazio Carlo Francesco Conti, giornalista di La Stampa, che ha scritto un interessante resoconto sulla mia permanenza al Festival di Cannes 2008, in cui ho presentato il progetto How To Catch A Thief, che ha ricevuto molti consensi sia da aziende italiane che internazionali.


Per chi sia interessato a leggere il pezzo, basta clickare sull'immagine a fianco, o qui.

(Foto Valentina Ansaldi)


01 maggio 2008

INTERVISTA A PRIMARADIO

Oggi sono stato invitato dagli amici di Primaradio per parlare del film che vogliamo girare ad Asti.

Potete ascoltarla clickando sulla freccetta azzurra della barra in basso.

A 16 anni ero uno di loro, questa radio è stata la prima esperienza che mi ha indirizzato sulla strada che sto percorrendo, e li penso sempre con affetto.

Saluto in particolare Betty Martinelli, che mi ha fatto l'intervista, e Marco Rossino, vecchio amico alla regia.

30 aprile 2008

...E COME FUNZIONA IN ITALIA?

Leggendo il mio blog qualcuno mi rimprovera di essere troppo antinglese, a favore degli Italiani.


Non è voluto: il fatto è che quando passo tanto tempo in un posto inizio a valutare la realtà che mi sta intorno con cinismo.

Ora sono in Italia da un mesetto, ed è arrivato il momento di pareggiare i conti.

Una delle cose che pensavo più difficili da fare per il film a cui sto lavorando era contattare gli attori internazionali a cui sono interessato: insomma, gente ai massimi livelli, come posso pensare di avere una chance?

Invece sono stupito, perché in 24 ore il loro agente mi risponde, mi dice qual è la loro procedura, passa la mia presentazione e la sceneggiatura al loro cliente e 48 ore dopo si fanno sentire con una risposta.

Ma in Italia come funziona?

Intanto, per trovare certi agenti in ufficio o farmi rispondere alle e-mail mi ci sono volute 3 settimane.
Presi dall'esasperazione, a un certo punto quelli dell'ufficio mi passano il cellulare dell'agente.
Poi è un altro casino per lui cercare il suo cliente.

Non posso fare nomi, perché ho appena ricevuto la risposta che cercavo, e l'attore italiano di punta (uno dei più bravi e conosciuti anche all'estero) è interessato a far parte del nostro progetto, e quindi non mi lamenterò.

Ma è la notte del 30 aprile, ho mandato un'e-mail di ringraziamento, dicendo che ci sentiremo dopo il Festival di Cannes, e mi è arrivata questa risposta automatica:

LA NOSTRA AGENZIA RIMARRà CHIUSA PER IL PONTE DEL 1 MAGGIO. TUTTE LE EMAIL RICEVUTE IN TALE PERIODO VERRANNO CESTINATE AUTOMANTICAMENTE.
Non ci posso credere.

25 aprile 2008

AD ASTI UN GANGSTER MOVIE

Ringrazio Riccardo Santagati, giornalista di La Nuova Provincia, che il 22 aprile ha scritto un pezzo sul film a cui sto lavorando in collaborazione con la Bison Productions di Londra, mettendoci in prima pagina.


Per leggerlo potete clickare sull'immagine a fianco, o qui.

23 aprile 2008

UN REGISTA ASTIGIANO IN CARRIERA A LONDRA


Ringrazio Carlo Francesco Conti, giornalista di La Stampa, che oggi ha pubblicato un bel pezzo su di me e il film a cui sto lavorando: How To Catch a Thief [Come Si Prende Un Ladro], che voglio girare ad Asti.

Gli faccio anche i complimenti per com'è riuscito a trovare la foto.

Potete leggere l'articolo clickando sull'immagine a fianco, oppure qui.

21 aprile 2008

HOW TO CATCH A THIEF - SLIDE SHOW

Queste sono le prime foto del film a cui sto lavorando con la Bison Productions di Londra: HOW TO CATCH A THIEF [COME SI PRENDE UN LADRO].

E' una sfacchinata, ma sta venendo su bene.

Le foto sono state scattate da Dylan Woolf.

29 febbraio 2008

IL PRONTO DA MANGIARE PIÚ STUPIDO

Dopo 12 ore ininterrotte in uno studio di registrazione, senza pranzo, senza cena e con una colazione scarsa, alle 11.30 di notte trovo un supermercato aperto e vado alla disperata ricerca di qualcosa di pronto da mangiare, ma che non mi uccida.

A Londra ci sono scaffalate intere di prodotti ready to eat [pronti da mangiare], ma di solito si tratta di patatine fritte, ali di pollo fritte, cipolle fritte, uova fritte, impanate e rifritte, prodotti indiani fritti, prodotti cinesi fritti e così via.
C’è un grande mercato in proposito, impressionante, quando entri in un supermercato inglese e sei abituato a quelli italiani. Questo perché le pause pranzo sono troppo corte per andare a casa e prepararsi da mangiare, e Londra sarebbe comunque troppo grande. Finito il lavoro e dopo la solita ora in metropolitana stipati come polli, la maggior parte dei Londinesi preferisce prendere qualcosa di pronto per cena, per la famiglia, e questo è il motivo principale per cui non sanno cucinare e mangiano male.

Dopo un’attenta ricerca, trovo il prodotto che fa meno male in assoluto: una confezione con 2 hamburgers da assemblare.
Quindi, quasi a mezzanotte, vado su una panchina e mi preparo il mio primo pasto come si deve della giornata.
Per ogni panino il pane è già tagliato, perché mangiando fuori non puoi avere dietro un coltello.
Poi c’è una busta di salsa, che è un misto tra ketchup, sottaceti sminuzzati e cipolla, così, di nuovo, non ti serve il coltello per affettare la verdura.
In fine ci sono 2 sottilette per panino e la polpetta di carne.

Ma la polpetta è cruda.

Quindi, secondo loro non c’è bisogno che io abbia un coltello: l’importante è che abbia l’olio per friggere la carne, una paletta per girarla, una padella, un accendino e un fornello a gas.

Non vorrei fare sempre quello che parla male degli Inglesi, ma...

21 febbraio 2008

ARRESTATO PER AVER FATTO SESSO


Ieri uno chef di Londra è stato arrestato per aver fatto sesso col cadavere di una diciottenne trovata sulla strada.

La ragazza era stata uccisa con 8 coltellate.

In sua difesa, l'uomo ha dichiarato.
"Non sapevo che fosse morta".

25 gennaio 2008

L’INGHILTERRA STA ALLEVANDO DEI DEFICIENTI

Mi trovo in salotto a scrivere sul mio portatile. Il mio coinquilino è di fronte a me, e anche lui scrive al computer, orgogliosamente comperato 2 giorni fa e pagato mezzo litro di sangue e un rene.

La mia coinquilina passa e va in cucina, e dal modo in cui sbatte i piedi e le pentole capiamo che ha le sue cose.

Tornando dalla cucina, Agnes inciampa sul cavo del computer di Steve, facendoglielo quasi cadere.

Lo prendiamo tutti e 2 al volo, lei non dice niente e se ne va.

Più tardi torna e mi fa una scenata che mi aspetterei da una madre il cui bambino ho deciso di mangiare.
Dice che ha chiamato il proprietario dell’appartamento, chiedendo il permesso di spostare tutta la mobilia.
Mi urla che le devo delle scuse, e io non capisco perché. Dice (urla) che i cavi dei portatili per terra rappresentano un pericolo dal punto di vista della salute e sicurezza, e la mia osservazione che semmai dovrebbe essere il cavo di Steve a doverle delle scuse non aiuta.
Steve cerca di ragionare con lei, e le dice che non ci eravamo accorti che --
Lei contrattacca che ci importa solo di quei ** di computer, noi maschi di ** e **, potessimo andare tutti a fare in **, ** ** e **.
L’incidente ha comportato per lei mettere avanti il piede destro subito dopo il sinistro, e ora ci sta accusando che ha rischiato la vita per colpa nostra.
Tra i suoi insulti, le chiedo se non le sembri di esagerare un po’, e allora vedo in lei una netta somiglianza con Scilla, di Scilla e Cariddi.
Si toglie gli occhiali, urla NON STO ESAGERANDO!! E li scaraventa sul mio computer.

A colpirmi davvero in questa faccenda non è la sua reazione per considerare un cavo del computer un pericolo mortale dal punto di vista della salute e sicurezza, ma che Steve dica che ha ragione.

L’Inghilterra tiene in grandissima considerazione la salute e la sicurezza, probabilmente perché ogni occasione è buona per denunciare qualcuno, così si arriva agli eccessi che ho già descritto nel post Insultate la nostra intelligenza.

Le spine inglesi hanno 3 buchi a triangolo, in cui il dente più in alto serve a fare contatto. Senza la giusta spina, l’apparecchio non funziona (per esempio i rasoi elettrici comperati in Italia).
Questo è un dispositivo di sicurezza, ed è intelligente. Ogni spina ha anche un interruttore, ed è un’ulteriore precauzione intelligente. Ma quando una volta ho inserito il mio computer in una presa della biblioteca, mi hanno detto che dovevo richiedere un adattatore di sicurezza (la terza precauzione), e allora inizia a essere fanatismo.

Un’attenzione del genere succede anche nelle case, dove in bagno non ci sono spine elettriche.
Il motivo è che il vapore quando ci si fa la doccia potrebbe provocare un incidente, e sarei interessato a sapere cosa ne pensano gli elettricisti italiani.
Così nei bagni inglesi gli interruttori per accendere la luce sono solo a cordicella, e per asciugarsi i capelli o farsi la barba con un rasoio a corrente continua bisogna andare in un’altra stanza.

C’è altro: le luci in casa. Ormai ho cambiato un buon numero di case e coinquilini, e le luci rimangono sempre accese. In casa c’è una specie di guerra fredda tra i miei coinquilini e me, io le spengo, e loro le accendono.
Dopo tanto tempo ne ho capito il motivo: salute e sicurezza. Camminare al buio nell’appartamento sarebbe rischioso.
E posso capire tenere una luce accesa per avere una guida di notte, per esempio in salotto, o in bagno, ma tutte le luci?
Succede la stessa cosa per il rubinetto in bagno, che la mattina trovo quasi sempre un po’ aperto, ma per quello non ho ancora una soluzione.

Prima di Natale era apparsa la notizia che a una donna che raccoglieva fondi da 20’anni per un’associazione benefica vestita da aiutante di Babbo Natale quest’anno è stato impedito di travestirsi, perché ciò le avrebbe impedito di indossare il giubbino catarifrangente, e quindi rappresentando un pericolo per la salute e sicurezza.

Beh, ma se il giubbino serve per attirare l’attenzione, un vestito da elfo fa il lavoro, no?

23 gennaio 2008

L’INCUBO DI APRIRE UN CONTO

Sono arrivato a Londra 2 anni fa, e per aprire un conto in banca avevo bisogno di un lavoro.
Per avere un lavoro avevo bisogno di un conto in banca.

Mi ricordo delle giornate passate a fare la fila in banca per aprire un conto, per parlare con un impiegato gentile e sorridente, che mi diceva che non era proprio cosa.

Il mio primo lavoro qui è stato fare i panini in un McDonald’s, e quando finalmente ho avuto la lettera del datore di lavoro e sono andato alla Barclays per aprire il conto, un impiegato, ancora prima di arrivare allo sportello, l’ha presa, ha raschiato il marchio con l’unghia, e mi ha detto che non potevano fare niente per me, perché il marchio era stampato con una stampante, e non su carta intestata.

2 anni dopo sto aprendo la mia casa di produzione, e a pensare di dover ricominciare tutto il percorsoper avere un conto per la compagnia, mi viene voglia di lasciar perdere e tornare a fare panini.

C’è solo una cosa che mi conforta: in 2 anni a Londra sono diventato molto più duro.

Così vado dall’uomo all’accoglienza per spiegargli le mie intenzioni, e lui attacca con la solita cosa che servono un sacco di documenti, firme, permessi, garanzie ecc., e mi dice che per ora non possono fare niente per me, e di tornare quando avrò tutte queste cose.

Dico:
- Va bene, allora può darmi solo una brochure informativa, come questa? (facendogli vedere una bellissima brochure della HSBC).

Mi ha fatto subito parlare col responsabile.

19 gennaio 2008

L'INGHILTERRA HA CENSURATO FRIENDS

Tempo fa ho lavorato in una compagnia di postproduzione in cui tra le altre cose facevano il controllo qualità di programmi televisivi e film per aziende importanti come BBC e Paramount.

Si tratta di guardare programmi e film, e riportare distorsioni nel video e nel sonoro, scene di violenza, parolacce, sesso, che possono essere considerate offensive in qualche altro modo, per esempio religioso, o pericolose perchè possono essere emulate, per esempio se un ragazzo entra in un supermercato con una pistola nei pantaloni.

L’Inghilterra trasmette da anni la serie televisiva Friends, almeno 4 episodi al giorno, e anche se appena finisce la decima serie ricominciano dalla prima senza fermarsi, è sempre molto seguita.

Friends è stato il mio primo vero insegnante di inglese, quando sono arrivato in Inghilterra, e direi che conosco certi pezzi praticamente a memoria.

La puntata che guardo ora è tutta improntata sul sesso: Ross non fa sesso da mesi, e chiede a Joey una mano, perché la sera ha un appuntamento importante.
Joey gli racconta una storia romantica infallibile, che Ross dovrà raccontare alla donna per farla cadere ai suoi piedi, ma quando è il momento, Ross la racconta male, e il suo progetto salta.
Ross va a casa di Joey, che gli chiede com’è andata. Ross dice Oh, bene, infatti ora sono nel mio appartamento a fare sesso!, e poi gli dice che la storia fa schifo e non funziona.

Ma sono incredulo, perchè la battuta di Ross che ho messo in corsivo è stata tagliata.
È l’1.00, e nella Londra perbenista alcune persone devono averla considerata offensiva o pericolosa per l'orario in cui viene trasmesso l'episodio.
All’interno di una puntata tutta sul sesso.

Non ci posso credere, l’Inghilterra ha censurato Friends.

16 gennaio 2008

COME FARE UN BUON CURRICULUM

Da quando sono arrivato a Londra, circa 2 anni fa, c'è una parola in cui mi imbatto ogni volta che si parla di cercare un lavoro: mentire. Questo è stato il primo consiglio che un consulente del lavoro mi ha dato, la prima volta che sono entrato in un job center.


Qualcuno sostiene che non si tratti di vere e proprie bugie, ma di abbellire la verità. Per altri, invece, bisogna proprio spararle grosse.

Ma la cosa incredibile è che succede la stessa cosa anche al contrario, per chi offre lavoro.

In questi giorni sto cercando un assistente, e ho scritto alcuni annunci su siti specializzati, ma tra le regole che bisogna seguire (pena la non pubblicazione dell'annuncio) non si devono specificare sesso ed età della persona che stai cercando.

La paga sarà bassa, ma in circa 24 ore da quando ho postato l'annuncio su internet, mi hanno risposto in 75.

Non guardo molto i curriculum, perché so che sono pieni di bugie. Leggo più che altro le lettere di accompagnamento.

Capisco la leggendaria paura di offendere tipica della cultura inglese e il loro senso del politicamente corretto, ma facciamo finta che io abbia un negozio, e stia cercando una giovane commessa. Per quale motivo dovrei dare false speranze a un uomo di mezza età, che spreca il suo tempo rispondendo a un annuncio per cui non ha nessuna possibilità, quando potrebbe dedicare più energie a quello successivo?

Insomma, non sarebbe più umano e rispettoso mettere tutte le informazioni, invece di scartarli senza neanche leggere le loro e-mail?

Sono l'unico a trovare questo modo di fare offensivo?

Mi sento particolarmente coinvolto, per tutti i curriculum che ho mandato in questi 2 anni, ricevendo cortesi risposte che mi ringraziavano per aver applicato, e continuavano con Sfortunatamente...

E dopo che ricevi 3, 4 lettere di Sfortunatamente al giorno, inizia a crescere un misto di rabbia e frustrazione che ti porta a fare cose strane.

Tempo fa lavoravo con una compagnia in cui mi occupavo di ricerche tra i consumatori, per capire quali fossero le falle di alcuni prodotti e come migliorarli.

Dopo una settimana, io e i miei colleghi ci siamo accorti che quello che in realtà facevamo era spionaggio industriale, per capire quali fossero i punti di forza della concorrenza e copiarli.

Ero inorridito da tutte queste bugie: le bugie che bisogna scrivere sul curriculum, quelle da dire al colloquio di lavoro, le bugie che ricevevo ogni giorno, dicendomi che sfortunatamente ci sono dei candidati con un profilo che si avvicina di più a quello che cerca il loro cliente, e ora le bugie che la stessa compagnia per cui lavoravo mi costringeva a dire, con l'inganno.

Così ho aggiornato il mio curriculum, e ho messo:

Campo: Spionaggio industriale
Compiti principali: Mentire, carpire la fiducia dei consumatori, estorcere con l'inganno il maggior numero di informazioni.

Quel giorno sono stato contattato da 3 agenzie.

29 novembre 2007

UMORISMO INGLESE

Se c'è una frase che può riassumere Londra più di ogni altra, è Mind the gap [Attenzione al dislivello].

Nata per ricordare ai passeggeri di fare attenzione allo spazio che c'è tra il vagone della metropolitana e la piattaforma, ora è un tormentone, sia tra i turisti, sia per chi vive qui.
I negozi di souvenirs sono pieni di tazze con questa scritta, chi si lamenta con un amico per il suo lavoro sottopagato, rispetto a chi guadagna cifre spropositate, si sente dire Eh, mind the gap. La differenza tra chi vive in quartieri belli e chi sta in brutte zone, chi mangia in ristoranti di classe e chi in fast food, chi si veste bene e chi no, chi fa un lavoro piacevole e chi si spezza la schiena, tra un telefilm bello e uno brutto, è tutto gap: Mind the gap.

Dal 1999 la voce ufficiale di Mind the Gap è Emma Clarke, che ha prestato il suo talento anche per la maggior parte degli altri annunci nelle stazioni della metropolitana di Londra.

Qualche giorno fa è uscita la notizia che ha registrato alcuni finti annunci per la metropolitana, e li ha pubblicati sul suo sito.

Per chi capisce l'inglese e conosce un po' Londra, consiglio di andare su questa pagina, e farsi un giro sul sito: è molto divertente.

Di seguito riporto quelli che mi sono piaciuti di più:

  • Il passeggero con la maglia rossa che fa finta di leggere il giornale, ma che in realtà guarda il petto di quella donna è pregato di smettere: non inganni nessuno, pervertito.

  • Si fa notare ai passeggeri che lo zaino del signore con la barba contiene solo alcuni panini e una tessera della biblioteca, e non c’è motivo di preoccuparsi.

  • Il passeggero con il vestito a righe e gli occhiali da 1.000 sterline che ovviamente lavora nei media è pregato di fare un passo avanti verso il binario, quando passa il treno. Grazie.

E ora la mia preferita:

  • Si ricorda ai passeggeri che come tutti gli artisti specializzati nella voce fuori campo, probabilmente sono molto lontana da come mi immaginate, e la realtà potrebbe essere un po’ deludente.
Dopo che è uscita la notizia di questi finti annunci, Emma Clarke è stata licenziata.

COME FANNO I COMPROMESSI GLI INGLESI


Malgrado ormai sia a Londra da 2 anni, la mentalità degli inglesi continua a stupirmi.

Kirsty Oldfield è una ragazza di 17 anni, i cui genitori sono mancati a poca distanza l'uno dall'altro. Lei cerca di superare tutte le difficoltà, ma i suoi problemi economici le stanno impedendo di continuare a studiare.

Fino a poco tempo fa prendeva un sussidio, ma visto che lavorava part time in un ristorante, gliel'hanno tolto.

Il suo consulente per il sussidio ha consigliato alla 17enne di farsi mettere incinta, ma lei vuole studiare psicologia, e considera questa soluzione come sprecare la sua vita.

Questo, a quanto pare, è il modo in cui gli inglesi intendono un compromesso.

Mi colpisce l'indifferenza con cui chi ha scritto l'articolo riporta il consiglio che quel professionista (e persona di cui lei si dovrebbe fidare) le ha dato, invece di scrivere in stampatello il suo nome e dargli pubblicamente dell'idiota.

11 novembre 2007

MIGRANTE PER FARE CINEMA

Di seguito riporto l'intervista che Riccardo Santagati mi ha fatto di recente, pubblicata venerdì 9 novembre 2007 su La Nuova Provincia.

Potete trovare l'originale clickando l'immagine a fianco, o qui.


L'avventura di Bartolo Ansaldi, regista e scrittore astigiano
di Riccardo Santagati


Bartolo ha un grande obiettivo, lavorare nel cinema e diventare uno scrittore di successo. Astigiano, 26 anni, una laurea in tasca e tanti lavori alla spalle (tra cui una collaborazione con l’emittente radiofonica Primaradio), un giorno decide di fare la valigia e buttarsi a capofitto in un'avventura, lasciando l’Italia per trasferirsi a Londra, dove i sogni, se ci si crede davvero, possono diventare realtà.
Straniero in una terra dove nessuno ti regala nulla, Barty sperimenta le difficoltà che tanti migranti vivono venendo in Italia per realizzare le proprie aspirazioni.
Sono passati oltre 2 anni dalla partenza di Barty e ora, dopo aver scritto e diretto il suo primo cortometraggio e aver terminato un romanzo, torna regolarmente adAsti a trovare la famiglia ma con l’intenzione di continuare la sua avventura inglese dove l’aspettano nuovi emozionanti progetti.
Abbiamo incontrato Bartolo durante una breve vacanza trascorsa recentemente in città.

Dai tempi di Primaradio ne è passata di acqua sotto i ponti. Cosa ricordi di quel periodo?
La radio mi ha dato le basi che volevo, soprattutto il contatto con gli ascoltatori, la gente e il pubblico. Lavoravo alla regia di un programma che parlava di cinema e l’argomento mi aveva incuriosito così tanto che decisi di tentare quella strada. In Italia non è stato facile. Ogni volta che toccavo l’argomento mi sentivo rispondere che era difficile, impossibile, che bisognava avere le giuste conoscenze. Impossibile? Non era quello che volevo sentirmi dire e dovevo trovare il modo di provarci.

Perché ti dicevano che era impossibile?
Chissà la solfa era sempre la stessa: con tutti quelli che ci sono figurati se vanno a prendere proprio te.

Dopo la radio cosa hai fatto?
Ho lavorato in molti settori. Sono stato impiegato nella vendita di prodotti per una famosa marca di aspirapolveri e lì mi hanno insegnato a vincere la timidezza e ad affrontare gli estranei. Poi ho lavorato in un villaggio turistico come tecnico del suono. Ero impegnato per 18 ore al giorno in questo piccolo mondo. E’ stato allora che ho sentito che mi mancava qualcosa, una preparazione culturale più completa e quindi, nel 2001, mi iscrissi all’Università di Trieste dove ho seguito un corso di studi per 3anni, ho lavorato per Radio Attività e per un importante ufficio stampa, “Volpe e Sain” che ha rappresentato un’esperienza molto significativa.

E l’Università?
E’ stato un periodo bellissimo ma speravo di trovare qualcosa che mi desse più stimoli. Troppa teoria e poca pratica. Così nel 2005 decisi di fare il grande salto e di lasciare l’Italia per trasferirmi all’estero.

Perché hai scelto proprio Londra?
Ho sempre avuto interesse per i media. Il mio scopo era quello di diventare scrittore e regista. Inoltre era il periodo in cui volevo approfondire la mia conoscenza dell’inglese.

Straniero in terra straniera. Cosa hai fatto appena arrivato in quella metropoli? Come te la sei cavata?
Mi sono subito accorto che Londra non è facile per nulla. Cioè se il tuo fine è quello di lavorare nei ristoranti non c’è nessun problema ma per il resto nessuno ti regala nulla, neanche una possibilità. A Londra la concorrenza è disumana. Ci sono migliaia di persone che sanno fare quello che sai fare tu e che cercano di fregarti l’opportunità di emergere. Ho però scoperto che ci sono due cose che amano gli inglesi: un buon curriculum e il networking. Più si fa esperienza da mettere sul curriculum e più aumentano le possibilità di essere presi in considerazione, un po’ come in Italia, ma il networking è ancora più importante. Si tratta di socializzare con le persone giuste durante un evento di un certo rilievo che ti permette di fare nuove conoscenze nel settore dove vorresti lavorare.

A Londra cosa ti ha affascinato nei primi giorni di permanenza?
Mi ricordo che stavo ore in metropolitana a leggere le pubblicità. Le vedevo e le trovavo bellissime. Tra l’altro avevo appena contattato la BBC per chiedere consigli su come entrare nel mondo delle comunicazioni e fui sorpreso nel ricevere una risposta tempestiva e un sacco di documenti utilissimi. Avevo fatto la stessa domanda alla Rai e sto ancora aspettando la risposta.

A Londra hai potuto scrivere il tuo primo libro, “Il Maresciallo”. Di che parla?
L’avevo iniziato in Italia ma l’ambiente londinese mi stimolò la creatività e arrivai a scriverne 60 pagine al giorno. Volevo fare un ibrido tra romanzo e sceneggiatura e ho preso in prestito tante storie che avevo sentito raccontare dai miei amici, mescolandole tra loro con fatti di cronaca vera.
Direi che si tratta di un gangster book, una commedia gangster.

Come sei arrivato a realizzare il tuo primo cortometraggio?
Attraverso il networking ho conosciuto un musicista che mi ha portato alla prima cinematografica di un cortometraggio realizzato da un¹amica. Lì ho trovato persone che mi hanno sostenuto nel progetto e ho iniziato a lavorare a “Who was there” (Chi era, in italiano ndr). La prima grande difficoltà, poi superata con l’ostinazione, fu quella di ottenere i diritti di una canzone cantata da Nancy Sinatra, figlia di Frank. Si trattava di “How does that grab you darlin’?”. Dovevo avere quella canzone altrimenti non avrebbe avuto senso fare il cortometraggio. Ho quindi iniziato a cercare il modo di contattarla e per farlo sono passato da una radio di Roma che era in contatto con il responsabile italiano che cura gli interessi di Nancy Sinatra. Ovviamente questa persona, essendo in Italia, mi rispose segandomi le gambe. Disse che era impossibile avere quei diritti e che contattare la cantante sarebbe stata una cosa assurda. Così, risalendo ai responsabili europei dei diritti, sono riuscito ad ottenere l’uso della canzone per un anno.

Di che parla il tuo corto?
Prevalentemente parla di un tradimento. E’ stato girato a basso budget ed è disponibile su internet gratis. Il film è on line sul sito della casa di produzione che ho fondato con altri colleghi, http://www.bisonproductions.net/. La nostra scelta è quella di sviluppare nuovi progetti, puntando sulle idee che ci vengono proposte, soprattutto dai giovani.

Hai anche lavorato per Discovery Channel, vero?
C’era un'azienda di Londra che cercava un responsabile per curare la promozione in Italia di un documentario sugli Ultras per l’emittente Discovery Channel. Così ho colto al volo l’occasione.

Hai un tuo blog dove poter seguire le avventure londinesi e i prossimi lavori che farai?
Sì, l’ho creato in una notte e mi serve per comunicare con chiunque voglia rimanere in contatto con me o proporre nuovi progetti. Mi trovate all’indirizzo http://ancorabrucia.blogspot.com/

02 novembre 2007

CHI ERA / WHO WAS THERE - SLIDE SHOW

Queste sono alcune foto sul set e dietro le quinte del cortometraggio che ho scritto e diretto, Who Was There - Chi Era.

Sono state scattate da Dylan Woolf e Alina Zardo.







Per chi ne vuole sapere di più, ci sono maggiori informazioni sul sito della Bison Productions di Londra.

25 ottobre 2007

BASTA CON QUESTA STORIA CHE GLI INGLESI SONO FREDDI

Ieri sera (24 ottobre 2007), Kate McCann, impegnata nelle ricerche di Madeleine, è andata in onda su un programma di Antena 3 per sensibilizzare gli Spagnoli e chiedere loro di aiutare lei e il marito nella ricerca della figlia, di 4 anni, scomparsa 6 mesi fa in Portogallo.
Nell'intervista ha dichiarato:

"La nostra vita non è altrettanto felice, senza Madeleine".

16 ottobre 2007

SEX AND THE CITY: LA FRENESIA PRIMA DEL FILM

Non so come funzioni nel resto del Mondo, ma da un po' di tempo a Londra nei 3 quotidiani gratuiti principali (Metro, Lite, The London Paper) non passa giorno senza parlare di Sex and the City - Il Film.
Anche se sono un fan del telefilm, ad attirare la mia attenzione è stata circa una settimana fa la foto a sinistra di Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker).

Secondo la didascalia era una foto rubata sul set del film, tra una ripresa e l'altra.

Ma diciamoci la verità: Sarah Jessica Parker in questa foto è troppo bella per non essere sicuri che è stata scattata da un fotografo professionista, apposta per la campagna pubblicitaria del film.
Ogni giorno, quando apro i giornali, non mi chiedo quali saranno le notizie, ma dove avranno messo le ultime indiscrezioni su Sex and the City.

E puntualmente c'è una notizia sul film. A volte è un articolo, molto più spesso è una nuova foto rubata, con didascalia: Carrie e Miranda beccate a fare uno spuntino al ristorante, Guardate come sono vestite bene, e le quattro amiche, con borse, a fare shopping, Carrie vestita da sposa esce da una macchina (Ma sarà la volta buona o è solo un sogno? E sarà proprio con Big?) e le sue amiche vestite da damigelle. Avete visto Carrie bruna, con quei vestiti strani? Lei è sempre al top della moda, ma come farà?

Tanto impegno da parte dell'ufficio stampa di Sex and the City è ammirevole: sfoggiano una potenza di fuoco che non avevo mai visto prima, centellinando quotidianamente nuove foto rubate, e mantenendo molto vivo l'interesse sul film, spacciando per indiscrezioni piccanti delle semplici foto che vengono distribuite ai giornali.

Ma perché? Il film esce nel 2008, come mai generare tutta questa crescente voglia di Sex and the City, simile a una frenesia natalizia, quando basterebbe pubblicizzarlo un paio di mesi prima della sua uscita, attraverso i soliti trailer cinematografici?

Forse la risposta mi è arrivata oggi, sulle 2 pagine centrali di Lite, il cui titolo dice Metti un po' di Sex nel tuo look da ragazza City, sottotitolo Dove comperare le strane cose di Carrie.

In queste 2 pagine ci sono diverse foto rubate di Carrie, con foto degli articoli singoli: maglie, calze, scarpe, borse... ognuno ha i prezzi, le marche, i siti internet e dove fare gli affari, come la borsa a forma di Tour Eiffel di 1.250 sterline (1.789 euro) e la versione per poveracci, senza cristalli, a 165 (236 euro).

Insomma, se non fossi certo di aver letto articoli giornalistici scritti per informarmi, direi proprio che questa e tutte le indiscrezioni trapelate nelle settimane scorse sono una spudorata pubblicità, architettata con cura per fare un piacevole lavaggio del cervello, abbastanza lento perché in pochi se ne accorgano, per far crescere in ogni donna il desiderio di essere come Carrie.

Pagando salato per diventarlo, ovviamente.

E qualcuno aveva paura della pubblicità occulta nei film...

15 ottobre 2007

EVVIVA IL SARDO OBBLIGATORIO A SCUOLA

Il nostro dialetto è l'unico in tutta Italia a essere una vera e propria lingua, dicono in Piemonte, Veneto, Friuli, Sicilia e Sardegna (non conosco le altre regioni).

Ora leggo che presto in Sardegna sarà obbligatorio lo studio del sardo.
Questo in realtà sembra essere l'unico dialetto che può effettivamente definirsi lingua, perché non centra niente con l'italiano.
Ciò nonostante, mi chiedo se rafforzare ulteriormente l'identità culturale di una regione che per motivi geografici e sociali è lontana dal resto dell'Italia non sia più un male che una risorsa. Proprio per queste sue differenze, forse sarebbe meglio sottolineare i punti che la Sardegna ha in comune col resto d'Italia, piuttosto che cercare le differenze.

Voglio dire, non capisco perché studiare il sardo: nel resto d'Italia si parla italiano, e in Sardegna è così diffuso che lo mettono nelle scuole.
Davvero, qual è il punto?

Ultimamente curo le Pubbliche Relazioni per una società di Londra, e tra i miei compiti devo contattare diverse importanti aziende italiane.

Rimango sempre sconcertato da quanto é basso il livello di inglese nei centralini automatici: pronuncia sbagliata ed errori di grammatica fanno scendere a ogni parola la stima che ho avuto per quelle aziende.

Una società di cui non faccio il nome perché é molto conosciuta ha toccato l'apice, facendo dire alla ragazza registrata nel centralino automatico To speak to Bla Bla Bla press the number one (Per parlare con Bla Bla Bla premere uno). Versione corretta: To talk to Bla Bla Bla dial one, quindi almeno 3 errori in un colpo solo (ma il mio inglese non é perfetto, magari mi é sfuggito ancora qualcosa).

E le persone che parlano in inglese nel centralino automatico sono (o dovrebbero essere) scelte tra tante altre, per la loro conoscenza della lingua.

La cosa davvero strana è che quando selezioni la lingua inglese e premi il tasto che ti interessa, dopo ti rispondono in italiano.

Ecco, sento parlare molto spesso in Italia di studiare il proprio dialetto a scuola, ma nessuno pensa di migliorare lo studio dell'inglese, che per noi italiani é molto lacunoso.
Credetemi, io vivo a Londra, e sapere l'inglese é importante.

Ancora più importante che sapere il sardo.

13 ottobre 2007

MUSULMANE GIOCANO A TENNIS

2 ragazze musulmane a Londra giocano a tennis.